domenica 10 luglio 2016

La Grande Guerra di D. Desiderio Calderer, parroco di Farra di Soligo 2

In seguito alle disastrose notizie sulla guerra, per la defezione della II° armata, posta nell'alto Isonzo, incomincia per Farra il passaggio ordinato della IV° armata, che dalla Carnia e dal Cadore si ritira e va a pigliar posizione nell'Oltre Piave, dopo il ponte di Vidor. Il passaggio della popolazione civile termina il 31 ottobre poi incomincia e continua per 8 giorni il passaggio delle truppe. Sono 250 mila soldati, con carriaggi e munizioni: da mattina a sera le vie sono ingombre. Le mie tristi e pessime previsioni cominciano ad avverarsi. Incomincian le dolenti! Ah! serva Italia e di dolore ostello !
D. Desiderio Calderer       (1 novembre 1917)


Continua il passaggio delle truppe italiane e dei profughi dei paesi di Vittorio-Conegliano; lo spettacolo è "triste". La mia mamma, mia sorella col figlio Lino sono partite per Genova. Sono partite tutte le autorità del paese e tra queste il Conte Carlo Brandolini Sindaco; il Cav. Pietro Savoini assessore, il Sig. Dottor Ugo Cecconi, medico condotto il Sig. Giov Battista Savoini Maestro, il Sig. Rigamonti Oceano, Esattore, Vedovati Umberto e Amadeo, possidenti, Sig. Bartolamio Giuseppe, Direttore del Forno, Dottor Domenico Narduzzo del fu Giuseppe, Moioli Riccardo, D'aziere e famiglia Ferruccio Modenese Ufficiale Postale, Dott. Adriano Scudo, Segretario Comunale, il Sig. Spagnol Ruggero, Albergatore e Presidente della Congregazione di Carità. Il Sig. Graviata Enea, direttore della filanda, le signore Maestre Ercolina Marconi e Bonazzi Catterina; la Maestra Pia Bubola con la Rita sua sorella e madre. E poi altri ed altre ancora. Tutti coloro che dovevano rimanere partirono; la popolazione è avvilita, consternata ed indignata. La sera del 7 si fa una piccola funzione in chiesa per render propizio il Signore.
Don Desiderio   (7 novembre 1917)

Oggi 9 novembre, vigilia della venuta delle truppe nemiche, giornata triste e dolorosa, Farra fu visitata dalle ultime pattuglie degli Arditi, soldati audaci e temerari che dovevano contendere l'avanzata al nemico e distruggere quanto potevano prima di ritirarsi. Non fecero male ad alcuno, non combatterono perchè ebbero l'ardire di portarsi a Moriado e Col S. Martino

10 Novembre
Giornata piovosa, triste e dolorosa!
Alle ore 8 cominciarono a giungere le truppe Germaniche che continuarono ordinate e disciplinate fino alle 11. Dopo le 11, incominciò il saccheggio dei barbari per le case e per le stalle. Biancheria, buoi, vacche, maiali, pollame, grano turco per i cavalli, fieno, avena, frummento, patate, tutto ciò che poteva essere utile ai soldati toìcc germanici fu confiscato requisito, consumato, sperperato. Il disordine continuò per un mese intero ed anche di più. Poche le compagnie buone e pochissime le case rispettate; tra queste fu rispettata la casa Canonica; ma del resto ... Pochi esempi metteranno in chiaro la nuova civiltà germanica, discendente di Federico Barbarossa e da Lutero, Padre della Riforma. Ogni soldato germanico entrava per le case da padrone dispotico prepotente e superbo con diritto di requisire qualunque cosa gli fosse tornata utile e vantaggiosa. Le case abbandonate furono messe quasi tutte a soqquadro e soggette al vero saccheggio. Naturalmente ogni legge ha la sua eccezione e vi furono dei soldati buni e degli ufficiali buonissimi che deploravano un simile modo di procedere, però ad ogni lamento dei civili o del Parroco, si rispondeva sempre laconicamente od ironicamente C'est la guerre. Cried istrieg. C'est triste. In un mese si successero in parrocchia quattro comandanti germanici. Tutti di breve durata, tutti buoni, ma l'unico loro scopo era quello di portar via e mandar in Germania  ciò che non potevano far loro, facevano i soldati germanici, la maggior parte Protestanti. La Chiesa Parrochiale fu rispettata; soltanto bisognava tenerla chiusa di giorno, perchè le candele non erano sicure; una cassa di candelotti di SSmo 100 circa del peso di 1 chilo per uno, furono rubati e quando il sacrestano si accorse, ormai erano spariti. La chiesetta della Madonna dei Broli fu occupata dai soldati germanici che avevano con sè dei soldati italiani come prigionieri. Fecero della Chiesa deposito di munizioni e per riscaldarsi bruciarono i banchi della Chiesetta: gli oggetti sacri furono trasportati nella Chiesa Parrocchiale; rimase vuota per alcuni giorni e poi in Dicembre fu convertita ed adoperata come stalla per i cavalli germanici, meno barbari dei loro padroni. Gli austriaci requisirono le due campanelle della torre. Rimase la chiesetta deserta, sporca e abbandonata per lungo tempo, in uno stato compassionevole e da far pietà ogni volta che si passava davanti per andar al cimitero. Verso i primi di aprile del 1918 furono divelte, asportate anche le due porte grandi della Porta maggiore della facciata. E fino a quando o Signore, permetterai lo scempio delle Chiese a te dedicate ?


Interno di S. Maria dei Broi, utilizzata come carcere

Graffito che testimonia la pigionia degli italiani a S. Maria dei Broi di Farra di Soligo




Epigrafi e disegni della seconda guerra mondiale sono stati rinvenuti nel 2015 in seguito ai lavori di restauro della chiesa di S. Maria dei Broi volti a recuperare gli affreschi trecenteschi. Il parroco vedendo l'affiorarsi di queste importanti testimonianze  ha voluto preservarle e renderle nuovamente visibili. Tra i vari messaggi e disegni uno in particolare nè richiamò l'attenzione, si trattava del messaggio di un tal Ansolini Raffaele di S. Arcangelo di Romagna. Fatta una chiamata al comune in questione si è visto richiamare dopo vari mesi dal nipote del soldato tenuto prigioniero dagli austriaci che ha confermato che suo nonno combattè nella Grande Guerra e che riuscì a tornare a casa e a formare una famiglia per poi morire a oltre 90 anni.




La Grande Guerra di D. Desiderio Calderer, parroco di Farra di Soligo 1

Con numero 30 morti soltanto (del 1916 ndr) ma prima d'incominciare il nuovo anno 1917 trascrivo l'elenco doloroso dei soldati morti eroicamente in difesa della Patria nella guerra sanguinosa contro l'Austria, incominciata il 24 maggio 1915 e durata per tutto l'anno 1916 senza speranza di vedere il principio della fine; guerra proclamata in nome della civiltà e del progresso per difendere la Francia, il Belgio, la Serbia, il Montenegro, la Polonia, invase e massacrate dagli eserciti della Germania alleata dell'Austria colla Bulgaria e colla Turchia. Il tremendo conflitto europeo scoppiò il 4 agosto 1914. Fu invaso e massacrato l'eroico Belgio; furono occupati 22 dipartimenti francesi; fu invasa la Polonia Russia; l'Austria perdette e poi recuperò la Galizia; la Serbia vinse e poi fu vinta; il Montenegro subì la sorte della Serbia. Gli imperi centrali vincitori si prepararono nel 1917 a dare un colpo tremendo all'Italia che tiene sotto le armi tutti gli uomini validi a combattere di 22 classi dal 1876 al 1898. Anche l'Arciprete sottoscritto della classe 1878 fu assoggettato alla visita militare a Treviso, il 9 novembre 1916 e trovato abile di 1° categoria con 162 centimetri di altezza e 92 di torace fu richiamato per il 28 dicembre ma poi fu dispensato dal servizio militare perchè Parroco con cura d'anime ed appartenente alla milizia territoriale. Furono chiamati anche i Parroci vicini di Col S. Martino D. Giovanni Canzian, e di Soligo, D. Giovanni Pasin, ma poi furono dispensati perchè Parroci in cura d'anime e di III° categoria. Queste memorie furono scritte a memoria dei posteri e si sappia che la guerra attuale è stata chiamata volgarmente la guerra del massacro. Il Sommo Pontefice Benedetto XV° prega, supplica, scongiura, ma nessuno dei Re-Imperatori e governi lo ascolta. A sentir le fandonie dei giornali liberali: Corriere della Sera di Milano, Gazzettino di Venezia, Tribuna di Roma, Messaggero ed il massonico Popolo d'Italia, con tutti gli altri giornali liberali massonici l'esercito andava a Trento e Trieste in 15 giorni; in tre mesi la guerra dovea terminare colla sconfitta degli Imperi Centrali, sfiniti, morti di fame, agonizzanti fin dal 1914 e dopo 30 mesi di guerra spietata senza quartiere, sono più vivi di prima. Povero Veneto! destinato a subir la sorte del Belgio- della Serbia- del Montenegro, della Rumania! Gli Alleati Inglesi-Francesi-Italiani e Russi hanno detto e ripetuto mille volte di vincere e non vincono mai. Fino adesso, un milione di morti, due milioni di feriti due milioni di combattenti e due milioni nelle retrovie e avanti Savoia !
VV. Italia. VV Il Re.

Soldati di Farra di Soligo caduti nel 1916

11 Biscaro Giovanni fu Urbano e fu Varago Rosa di 22 anni morto il 24.7.1916
12 De Rosso Giovanni di Giuseppe detto Pasqualin di 28 anni lascia la moglie Chiara Scattolin e il figlio
13 Grisotto Primo di Luigi e Burol Nicoletta  di 21 anni, moto il 11.8.1916
14 Ghizzo Angelo Simeone di Vincenzo e Villanova Maria  di 28 anni, lasciò la moglie e tre bambini.
15 Francesconi Luigi di Giuseppe e Berton Stella di 23 anni, morto il 27.8.1916
16 Berton Adolfo di Isidoro e Biscaro Teresa di 22 anni, morto il 24.10.1916 e seppellito a Palmanova
17 Pederiva Natale fu Mansueto e di Sartori Maria di 22 anni, morto il 19.10.1916
18 Gaiotti Girolamo di Giacomo e Luigia Mariotto, morto in ospedale da campo dopo amputazioni il 3.12
19 Vettoretti Giovanni di Domenico e Gusatti Maria Genoveffa, morto a 22 anni a Cortina d'Amp. il 8.12
20 Bubola Giuseppe di Nicomede e Eufemia Odre, morto a 29 anni il 27.12



Benedetto XV


Libro dei Morti di Farra di Soligo 1894-1918, pp. 212-213.



mercoledì 29 giugno 2016

I Luttini

I luttini sono dei piccoli ritagli di cartone che ricordano i defunti e sono realizzati allo scopo di lasciare un ricordo del deceduto e allo stesso tempo celebrarne le virtù. Si distribuiscono sia durante i funerali, che per gli anniversari e le commemorazioni, e dagli anni '80 si è sentito il bisogno di plastificarli in modo da renderli praticamente indistruttibili.


Luttino di Mons. Giovanni Pasin

Nel febbraio 2016 ho visitato la mia prozia Ines che vive a Farra di Soligo, in provincia di Treviso, e cercando tra le vecchie fotografie ho trovato un album di luttini, i più vecchi dei quali sono di metà anni '30. Le persone a cui si riferiscono sono di Falzè di Piave, luogo dove è nata Ines, e Farra di Soligo, dove vive attualmente. In quel piccolo album sono conservati i ricordi di circa 90 anni di relazioni sociali, ed è per questo che ho ritenuto importante fotografarlo e condividerlo.

Tra di questi segnalo il testamento spirituale di Mons. Giovanni Pasin (1881-1970), parroco di Soligo per oltre 60 anni , e autore del libro sugli eventi di Farra di Soligo durante la I Guerra Mondiale, durante la quale ha accompagnato la popolazione nell'arco di tutto il conflitto. E' una persona che ammiro perchè è riuscito a ricostruire un paese in macerie a partire dalla chiesa ricostruita e ampliata negli anni '20, e per essere sempre stato vicino ai paesani e averli protetti in varie occasioni.

DAL SUO TESTAMENTO SPIRITUALE.

Giunto a questo momento della mia vita, prossimo alla fine, con animo profontadamente grato per le tante concessemi dal Signore ed ottenutemi dalla Vergine Maria, con tanto dispiacere per non avere sempre ad esse corrisposto, chiedo umilmente perdono a Dio.
Carissimi solighesi, tutto il tempo della mia vita sacerdotale l'ho trascorso in mezzo a voi.
Vi ho amati in Gesù Cristo e per questo ho voluto donarmi a voi nell'assiduo ministero sacerdotale.
Chiedo perdono se talvolta nel mio zelo vi ho fortemente rimproverati, o recato dispiacere a qualcuno, come di cuore ho già perdonato a quanti m'avessero offeso o in qualche modo contristato.
Ho condiviso la vita con voi: le gioie, le ansie e le sofferenze di due guerre ed il triste e doloroso periodo della liberazione.
Sono contento perchè mi sembra che secondo le mie forze, vi ho inculcato l'amore per il Catechismo, l'Eucarestia, alla Madonna: era mio dovere farlo, confido che ciò mi sia causa di merito.
Sono tanto contento di essere vissuto in mezzo a voi e mi è ancora di grande consolazione poter chiudere i miei giorni tra voi dopo l'aver lasciato la cura pastorale.
Vi prego: vivete in grazia di Dio, vogliatevi bene.
Raccomando ai cari sacerdoti, suore ed a tutti voi fedeli di Soligo di ricordarvi nella preghiera dell'anima mia, mentre commosso vi benedico tutti, come ho fatto tante e tante volte; vi saluto nel Signore e buon arrivederci in paradiso.
      Ospedale di Soligo, lì 27-12-1969
                                                                                                   Il vostro ex Arciprete
                                                                                                 Mons. Giovanni Pasin




Foto dei luttini: https://drive.google.com/file/d/0B-eKcAEk_WJBNDZReEkyc3RDU1E/view?usp=sharing
Nominativi dei trapassati:  https://drive.google.com/file/d/0B-eKcAEk_WJBbTQ5bEN6QldxeG8/view?usp=sharing




venerdì 29 aprile 2016

Genealogia de Francisco Pascasio Moreno






 Francisco P. Moreno es más conocido como Perito Moreno, científico naturalista argentino, explorador de la Patagonia. Nació el 31 de mayo de 1852 en la ciudad de Buenos Aires. Su padre había permanecido exiliado en Uruguay durante el gobierno de Rosas, en tanto que su madre era hija de uno de los oficiales británicos que habían participado en la invasión de 1807 (en el contexto de las invasiones inglesas al Río de la Plata) y que, tras haber sido hecho prisionero, fijó su residencia en el país sudamericano. En 1885 Francisco Moreno se casò con María Ana Varela con quien tuvo 7 hijos, cuatro de los cuales llegaron la edad adulta. Falleció el 22 de noviembre de 1919. Sus restos fueron trasladados en 1944 a la isla Centinela, en lago Nahuel Huapí.



Los Ancestros del Perito Moreno, metodo Sosa.

1 Francisco Pascasio Moreno (Bs As 31.5.1852 – 22.11.1919)
2 Francisco Facundo Moreno (Bs As.27.11.1829-16.12.1888)
3 Juana Maxima Thwaites ( 28.11.1827- 27.12.1867)
4 Francisco Moreno Sánchez (Utrera, Sevilla, España- Bs As)
5 Maria Antolina Visillac y de Lara (2 Sep 1782, Colonia, Uruguay - ¿?)
6 Joshua Thwaites (London 1792 – Chascomus 1857)
7 Juana Fernanda Luciana Estanislada Rubio (Bs As8.1.1809 – 5.4.1890)
8 Francisco Moreno
9 Juana Sánchez
10 Mateo Joaquín Lucas Visillac y Ferrer (Villa de Inca, Mallorca, España 1753)
11 Mariana Luisa de Lara (Bs As 1768)
12 Henry Thwaites
13 Jone Gibson
14 Josè Rubio (Arcos de la Frontera, Cádiz)
15 Juana Del Ribero


Cronologia

1885 Francisco P. Moreno se casa con  María Ana Varela y tiene 7 hijos. 
12.1.1848  Casamiento en Chascomus de F. Moreno – J. M. Thwaites
26.2.1827 Casamiento de J.Thwaites y J. Rubio


Bibliografia:
M. Hanon, Diccionario de britanicos en Buenos Aires, (Primera Epoca), Bs As 2005, pp. 804-805.
Registro del Consulado Britanico en Buenos Aires, tomo 1, N°5, y Tomo 2, N° 431 y 2596.
AGN, X, 23-25, Censo 1827.
AGN, X 25-6-2, Censo 1838.
La Gazeta 16.6.1819.
M. G. Mulhall, The English in South America, Bs As, 1878.
AGN, Protocolos N°2, 1816, N°5, 1828 y 1829, N°6, 1831.
W. MacCann, Viaje a Caballo por las Provincias Argentinas, , Solar Hachete, Bs As, 1969, pp. 55-56.
AGN, Testamentarias, N°8496, 8540, 8013, 8528, 8509.

Sitografia
https://www.geni.com/people/Francisco-Facundo-Moreno-Visillac/6000000000595495196
https://www.geni.com/people/Francisco-Moreno-S%C3%A1nchez/6000000025666114833
https://www.geni.com/people/Maria-Antolina-Visillac-y-de-Lara/6000000018377073101
https://www.geni.com/people/Mateo-Visillac-y-Ferrer/6000000000595422239
https://www.geni.com/people/Mariana-Luisa-de-Lara/6000000000595394333
http://www.me.gov.ar/efeme/pmoreno/biografia.html




venerdì 28 agosto 2015

Soligo occupata Parte 5

Verso la liberazione

E intanto le nostre speranze crescono di giorno in giorno, alimentate anche da un insolito risveglio al fronte italiano. Al Montello si moltiplicano i riglettori: sprazzo di luce intensissima si protendono come gigantesche pupille, dilatate in uno sforzo supremo, lungo la piana di Sernaglia, sui colli di Farra: s'incrociano rapidi volteggiano, frugano, si arrestano. Rombi quasi continui di aeroplani in ricognizione, scoppi più frequenti di bombe, che assaggiano qua e là l'efficennza difensiva degli austriaci. Passa intanto qualche raro prigioniero italiano: un giorno sento che nel vestibolo della canonica uno è sottoposto all'interrogatorio. Un'intesa curiosità di sapere mi trattiene in ascolto. Riesco a cogliere queste parole del Colonnello, scandite con voluta lentezza e solennità: "auguro tuutti soldati italiani essere bravi come voi". Quel giovane soldato aveva tenuto certo un contegno degno della sua divisa. Lo aspetto giù per la strada delle Crevade, lo avvicino, mi sorride, mi dice solo: "presto! presto! Il cuore sussulta, trema di inesprimibile commozione. Intanto il nemico lavora intensamente sul costone di S. Gallo. Il generale non si fida di dormire in canonica e si fa preparare lassù una comoda trincea. Buon segno! Gli ordini divengono sempre più severe; gli ufficiali sono nervosi, agitati, sconvolti. Il 18 e 20 ottobre arriva un ordine: consegnare al Comando tutte le ordinanze emanate nel periodo di invasione. Entrano in canonica, frugano, rovistano attentamente, escono colle mani vuote: non le han trovate; erano sotto il cuscino della poltrona dello scrittoio. Ora sono e resteranno in perenne memoria di quell'epoca dolorosa nell'archivio parrocchiale. Sulle nostre teste volteggiano di continuo aeroplani che portano ben visibili i segni italici e lasciano cadere dei foglietti di carta. Nonostante le severe proibizioni di raccoglierli ne posso avere alcuni tra mano: sono le voci della patria, che dice ai suoi figli oppressi di sperare, di attendere ...

lunedì 22 dicembre 2014

Soligo occupata Parte 4

L'Ospedale Bon Bozzola

In condizioni sì deplorevoli fisiche e morali ben può immaginarsi quanti fossero gli ammalati e i bisognosi di cure speciali. Soligo è debitrice all'Ospedale Bon Bozzale°1 se furono alleviate le sue sofferenze e risparmiate le vite di tanti infelici, a cui in famiglia sarebbero mancati gli aiuti necessari.
L'ospitale fu l'unico di questa plaga che potè sovvenire alle inaudite miserie dell'invasione dell'immediato dopo guerra. Aprì le sue infermerie oltre che ai bisognosi di Soligo e del Comune , a molti infelici di Moriago, Vidor, Sernaglia, Valdobbiadene, Follina, Bigolino, Conegliano, Colfosco, Fontigo, Refrontolo, Miane, Pieve di Soligo, S. Pietro di Barbozza, Solighetto, Campea, Premaor, Combai, Rolle. Si arrivò nell'anno dell'invasione a un totale di 10.583 presenze di cui 5026 di Soligo, 945 di Farra, 459 di Col S. Martino e più di 4 mila di altri paesi. Nessuno di quanti ebbero la fortuna di usufruire del suo beneficio, morì per mancanza di sostentamento, come neanche a causa delle bombe che caddero con notevole frequenza nei suoi immediati dintorni.
E si dovette lottare non poco. Innanzi tutto per l'approvvigionamento, tutt'altro che facile nelle ristrettezze economiche di sopra accennate e nella scarsezza penosissima dei generi di prima necessità. La carne prima di bovini, poi di cavallo si poteva acquistare dai privati dietro autorizzazione, o direttamento dal Comando nemico. Per la provista di farina, di sale, di caffè, di zucchero, si ricorreva alle vivanderie militari, mediante offerte di vino agli addetti, sempre di contrabbando, e con grave pericolo di incorrere nelle pene commitate.
Il Comando Austriaco tentò più volte di ottenere lo sgombero dei ricoverati e del personale. Solo la coscienza dell'assoluta necessità di quel posto di soccorso, redintegratore provvidenzale di corpi e di anime, potè ispirare a chi aveva la responsabilità del suo funzionamento una tale fortezza e resistenza, che in qualche momento parve temerarietà o folle audacia, ma che fu sempre, grazie a Dio, coronata dal successo. E così per tutto il tempo dell'invasione fu rispettato quel luogo sacro al dolore e alla miseria, tanto che nessuna requisizione vi venne compiuta, malgrafo le molte che desolarono il paese.
Nei primi otto mesi vi prestarono opera coscienziosa ed onesta medici dell'esercito occupante; di poi accorse il Dott. Giovanni Corradini di Refrontolo, il quale, anche con pericolo della vita, prodigò assistenza e cura amorosa agli ammalati. Non va dimenticata l'opera mirabile delle suore: mai, neppur sotto la tempesta di granate, esse abbandonarono il posto del dovere; eroine vere di carità furono le consolatrici dei ricoverati anche nelle ore più nere. Una di esse, Suor Filippina Trossero, esausta dalle aspre fatiche sostenute, dallo scarso trattamento, colpita dalla spagnola, il 2 novembre 1918 passava a ricevere il premio della sua eroica carità. Venne seppellita con grande concorso di popolo, in mezzo al rimpianto universale, in apposita tomba nel nostro cimitero.
Essa è un fiore candido spuntato all'alito della fede cristiana nel solco della carità, e la sua tomba rimane il monumento più significatico dell'opera altamente umanitaria e patriottica svolta dall'ospedale Bon Bozzola nel periodo tristissimo dell'invasione.

Ospedale Bon Bozzola

Rabbia nemica

La situazione diventava sempre più insopportabile anche per il contegno del nemico, che dopo la grave disillusione dell'offensiva fallita, appariva inquieto, sospettoso, torbido, inasprito. Un rodìo secreto tormentava sopratutto gli ufficiali, che, meglio informati del vero stato delle cose, non si nascondevano ormai il precipizio verso cui piombava fatalmente la duplice Monarchia, coinvolgendo nella rovina i loro sogni di grandezza e di gloria. Questa rabbia sorda esplodeva ad ogni occasione, trapelava dai rigidi proclami°2, si accaniva in una vigilanza più attiva, direi quasi affannosa.
Il 1° agosto si levò nel cielo di Soligo un drakenballon, che era difeso contro possibili incursioni di aeroplani italiani dalle mitragliatrici appostate lungo il costone di S. Gallo. Ma i nostri aviatori vennero più volte decisamente all'attacco per disfarsi di quell'inopportuno osservatore, e in un pomeriggio riuscirono finalmente, non so come, a recidere la corda che lo reggeva. L'ufficiale si salvò calandosi con apposito paracadute, mentre il pallone, in balìa dell'aria si allontanava verso Oriente. Uscivano in quel momento dalla scuola i ragazzi del paese, i quali, vista la sorte del pallone, gridarono, urlano, battono freneticamente le mani e cantano in coro nutrito la canzone di S. Giusto. Per caso passò di là e incontro un Colonello, il quale mi ferma indispettito e mi assalta con un diluvio di parole, che non riesco a capire, ma che hanno certo il suono di una grossa lavata di capo e di gravi minaccie.
Una mattina poi son chiamato dal comandante, e senza tanti preamboli, col mezzo dell'interprete, mi parla di prigione, di internamento. Domando il perchè. Mi mostra il corpo del reato: due volumetti del Card. Mercier sull'invasione tedesca del Belgio, che erano stati trovati nel mio studio. Grande bufera per un nonnulla!
Una sera una pattuglia irrompe in canonica: si strapita, si protesta. Domando ragione. Segnalazioni! gridano forsennati i nemici. Per veritù non intendevo. Ma dopo poche ricerche si spiega l'arcano: dalla finestra della Chiesa si scorgeva un timido chiarore. Era la fiammella della lampada di SS. Sacramento. Il rimedio è stato subito trovato.
La vigilanza non cessa, si fa impaziente, nervosa, e talora dà luogo a episodi umoristici. E' un segno crescente della debolezza del nemico, il quale ha netta coscienza della fine e ne vorrebbe per lo meno allontanare il momento angoscioso.




Drakenballon d'avvistamento




°1 L'ospedale Bon Bozzola fu voluto da Francesco Bozzola che alla sua morte nel 1881 lasciò la sua villa in usufrutto alla moglie Margherita Bon, la quale la lasciò anche lei in usufrutto alla sorella Maria. 18 febbraio 1902  venne aperto il testamento e nel 1908 l'Ospedale divenne operativo con il nome

°2 Ecco un saggio di questa prosa di guerra:
A) Comando di Stazione- Ordine- Soligo addì 1 agosto 1918.
In base alle leggi di guerra vien pubblicato:
Ogni persona civile trovata nei campi a sud della linea: Strada Posmone- Farra di Soligo- Pero- Pieve di Soligo- fuori dai suaccennati villaggi, viene FUCILATA sul luogo senza interrogatorio. Questo ordine entra in vigore con giove agosto ore 12 del mezzodì. Comando di Stazione.
B) Italiani! Sappiamo bene che voi spesso avete aiutato i prigionieri, provvedendoli di vestimenti borghesi, nascondendoli nelle vostre case, a loro mostrando la via per il Piave e per l'Italia. Benchè tutto ciò è severamente vietato, perchè mette in pericolo alcune parti della nostra armata, sempre e sempre tuttavia i prigionieri italiani in costume borghese con lettere scritte da voi per l'Italia. 
Vi comunichiamo:
Tutti gli abitanti, dai quali si trovano nascosti prigionieri italiani, saranno FUCILATI.
Tutti gli abitanti di cui si trovano lettere in tasca dei prigionieri italiani, saranno FUCILATI.
Tutti gli abitanti di cui si trovano lettere in tasca dei prigionieri per l'Italia e iloro raccomandantili agli altri abitanti, saranno fucilati.
Tutti gli abitanti che sono trovati nel campo a sud della strada Posmone - Farra di Soligo - Soligo - Pero - Pieve di Soligo - Pieve del Trevisan , saranno FUCILATI SUBITO nel luogo dove furono trovati.
Gli abitanti hanno il dovere di condurre tutti i prigionieri che sono fuggiti dalla prigionia, subito dal prossimo comando Austro-ungherese, altrimenti saranno fucilati.
Tutte le esecuzioni saranno eseguite SENZA SENTENZA nel luogo stesso dove furono trovati.
Il Comando Austro-Ungherese.












Bilancio 2014

Tra poco si concluderà un anno che è stato pieno di scoperte genealogiche e di viaggi fuori dal comune.
Ricorderò qui alcuni traguardi e scoperte che ho fatto quest'anno.

* Ho studiato e indecizzato tutti i libri matrimoniali di Ottobiano (Pavia) dal 1726 al 1902. Creando inoltre il gruppo su Facebook "Ottobiano e le sue famiglie" e facendo amicizia con un altro genealogista d'oltreoceano, D. Lavezzi che mi ha ricordato l'utilità di condividere informazioni e materiale.

* Ho visitato casa di L. Porro passando dei bei momenti, e ricevendo poi in prestito dei libri sulla storia di Montalto Uffugo e delle belle foto d'epoca.

* Ho aggiunto all'albero genealogico il ramo dei Zingone/Zingoni di Montalto, composto da circa 3-400 individui. Al momento questa aggiunta è incompleta in quanto manca da consultare l'ultimo libro del musicista Rossi Zingoni, cileno, dove raccoglie dettagliatamente la storia e la genealogia della sua famiglia, nonchè mi mancano da consultare i documenti presenti in FS (fondamentali anche per fare un riscontro).

 * Ho potuto consultare il Portale degli Antenati, in particolare Genova e Treviso e Prato.

* Ho ricostruito, grazie agli utenti di Tuttogenealogia, la storia della famiglia materna di Carlos Mercoli (il mio bisnonno), la cui mamma Francisca Ghiara era di origini genovesi, riuscendo così a risalire alla fine del 1700 e dimostrare così di NON avere antenati amerindi (possibilità che esiste ancora non avendo in possesso l'atto di nascita di Carlos).

* Ho visitato la libreria Platero a Bs As, l'unica libreria argentina specializzata in genealogia e dove ho comprato un opera che considero importante "El ancho camino de la mediocridad".

* Ho visitato più volte la fondazione Vasco-Argentina di Bs As dove ho trovato informazioni utili sugli Esain e Odriozola. Ho inoltre comprato il libro scritto da J. Beramendi sui Vasco-Argentini alla fiera del libro.

* Ho ricevuto dall'Ads di Macerata informazioni sull'adozione della mia bisbisnonna Romea Galanetti (1868-1945) di cui finora sapevo pochissimo, e da cui per via materna.

* Sono stato in Veneto dove ho ritrovato una parte della famiglia Toffoli. Ho visitato l'archivio di Pieve, e ho riscoperto storie locali e familiari, e molti documenti sui Toffoli, arrivando addirittura a scoprirne il significato del Cognome (dai nomi di due Toffol, nonno e nipote), e di come prima si chiamassero prima Calegari !

* Ho quasi finito di trascrivere i battesimi della Castagna (Montalto Uffugo) dal 1746-1815.

* Mi sono interessato alle teorie sull'evoluzione leggendo inizialmente la biografia di Darwin e la sua opera "Viaggio di un naturalista intorno al mondo". Ho inoltre comprato e letto vari libri sull'argomento in particolare quelli del nostro cervello in fuga Luca Cavalli Sforza, professore di genetica a Standford.

* Ho conosciuto un cugino di mamma M. Possamai che è rimasto qualche giorno a casa, e abbiamo avuto la possibilità di conoscerci meglio e di visitare alcuni luoghi tipicamente romani.

* L'albero genealogico è passato da 5500 a circa 6700 individui.


* Ho inoltre visitato con la mia ragazza la provincia di Misiones con le sue cascate e le rovine gesuitiche. Sono stato a Salta e Jujuy dove abbiamo fatto una passeggiata a piedi nudi sul deserto del sale. Siamo stati nella casa di Horacio Quiroga e abbiamo visto molti "lagartos".

* Ho conosciuto Verona, Villimpenta, Gazzo Veronese e altre città che mi hanno ricordato quanto è bella questa nostra Italia, e sopratutto mi sono ravvicinato a una parte della famiglia che non esagero nel definire strepitosa, sia in accoglienza che di affinità di carattere.

* Ho conosciuto Orvieto, Villa Adriana, Assisi, ... e si sono laureati tre miei amici: Daniele Di M., Francesca P. e Ilaria B.

* Mi sono preso cura di un pappagallino (rocchetto monaco) e ho smesso di avere antipatia per questi belli ma chiassosi animaletti.

Dal punto di vista dello studio ho fatto 5 esami e una ricognizione di ben 2 settimane, che è culminata con la scoperta di oltre 300 small finds e 500 kg di materiali. Ho capito che i libri spesso sono molto lontani dalla pratica e di come bisogna essere sempre sè stessi anche quando agli altri non piace.